Il Territorio

  • La Tenuta San Giorgio è ubicata a nord della città di Treviso in un isola ghiaiosa di 750 ettari denominata “Grave di Papadopoli” da sempre coltivata a vite, pesche, asparagi.
    Le Grave di Papadopoli si resero note nel corso della Grande Guerra 1915-1918, dopo la disfatta di Caporetto e l’arrivo degli Austiaci sul Piave: vennero considerate terra di nessuno, diventando il cuscinetto tra il fronte italiano ed austriaco.
    Tale zona deve il proprio nome alla nobile famiglia Papadopoli, originaria di Corfù, che ne ebbe la proprietà trasferendosi poi a Venezia dove venne elevata alla dignità di conti.Le grave sono sempre state una risorsa importante per le popolazioni rivierasche: vi si potevano raccogliere ciottoli arrotondati per i muri e i selciati, sassi calcarei per ottenere calce idraulica, pietre colorate per fare le palladiane, rami, radici, tronchi portati dalle piene, strame per gli animali, sabbia e giunchi flessibili da intrecciare.

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L’ambiente fluviale delle grave, è caratterizzato dal fiume diviso in diversi rami e da sedimenti piuttosto grossi come ciottoli, ghiaia, sabbia e limo; i ciottoli sono situati soprattutto all’interno del fiume dove la corrente è maggiore, mentre verso i bordi c’è una prevalenza di sabbia.
Altra particolarità è data dalle poche case presenti, basse e a pianta allungata con muri di sassi levigati presi dal greto e disposti in file orizzontali, listate da cordoli di cemento o di laterizi.

Una visita alle Grave di Papadopoli diventa interessante sia dal punto di vista paesaggistico che didattico, soprattutto nella stagione primaverile e autunnale.
Pioppi, lugustri, ginepri, ontani, salici, canne palusti biancospino, corniolo, rosa canina, caprifoglio, ligustro, nocciolo, olivella spinosa, frangola, sanguinella, sono solo alcune specie arbustive che caratterizzano questo evoluto bosco di riva. Una rarità è costituita dal dente di leone, che cresce nel greto fluviale e si fa notare all’inizio dell’estate per i suoi fiori gialli.

E la stessa ricchezza la si ritrova nella fauna autoctona.
Si può infatti, con regolare facilità, imbattersi nel letto del fiume in aironi cinerini, garze, bianconi o falchi pecchiaioli alla ricerca di piccoli anfibi o rettili con cui sfamarsi. Oppure girovagando per i prati della golena scorgere la lepre e il fagiano padroni indiscussi della loro zona di ripopolamento.